Addio a Carlo Borlenghi, il maestro che ha rivoluzionato la fotografia di vela

Il mondo della vela piange la scomparsa di Carlo Borlenghi, fotografo di fama internazionale, venuto a mancare improvvisamente nella notte tra il 2 e il 3 agosto all’età di 70 anni. Nato a Bellano, sul Lago di Como, nel 1956, Borlenghi ha lasciato un’impronta indelebile nella fotografia sportiva italiana e mondiale, elevando la documentazione delle regate a vera e propria forma d’arte.
La notizia della sua scomparsa è stata confermata dall’America’s Cup, che ha ricordato il suo contributo attraverso un post sui social. Borlenghi non era un semplice fotografo di regate, ma un innovatore capace di cogliere l’essenza del mare, delle imbarcazioni e del rapporto tra scafo, equipaggio, vento e luce. Il suo cognome è diventato un punto di riferimento nel settore, sinonimo di immagini che andavano oltre la mera documentazione.
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Una carriera tra mare e innovazione
La carriera di Carlo Borlenghi ha avuto inizio con la fotografia delle regate sul Lago di Como, mentre studiava a Milano. La svolta è arrivata alla fine degli anni Settanta, con la collaborazione con Uomo Mare Vogue. Un momento iconico fu lo scatto del 1979 che ritraeva Brava, l’imbarcazione di Pasquale Landolfi, in strapoggia al largo di Alassio, con l’armatore parzialmente sommerso dall’acqua. Questa immagine preannunciava il suo stile distintivo: catturare l’istante in cui il mare rivela la potenza e il carattere dell’imbarcazione, piuttosto che una semplice posa.
Un ruolo significativo in questa fase fu quello di Margherita Bottini, giornalista e fotografa di nautica, che lo ospitò a bordo in quell’occasione, intuendone il talento e contribuendo al suo percorso professionale. Borlenghi, a sua volta, ha fatto scuola, creando intorno a sé una struttura di lavoro che ha formato altri professionisti. Tra questi, Guido Cantini lo ha riconosciuto come maestro, e Stefano Gattini, Simon Palfrader e Alessandro Trovati hanno collaborato con lui nello Studio Borlenghi. Questo non era un atelier tradizionale, ma un metodo basato sull’esperienza sul campo, sulla gestione dei tempi stretti, sulla preparazione e sull’obiettivo di produrre immagini non convenzionali, sia per la stampa che per esposizioni e libri.
Dal 1983, Carlo Borlenghi ha seguito tutte le edizioni dell’America’s Cup, iniziando con Azzurra a Newport. È stato fotografo ufficiale per campagne come Italia, Il Moro di Venezia, Luna Rossa e Alinghi, e ha documentato l’evento a Valencia nel 2007. Ha inoltre coperto eventi come la Whitbread e la Volvo Ocean Race, The Race con Club Med, le imprese oceaniche di Giovanni Soldini e per decenni i più importanti eventi velici Rolex. Negli anni passati, ha anche immortalato competizioni di motonautica, dalle imbarcazioni offshore di Casiraghi alle barche elettriche foiling della E1 sul suo lago. Nel 1989, ha fondato Sea&See, un’agenzia specializzata negli sport acquatici.


Il suo sguardo sul mare
L’elicottero è diventato uno dei suoi punti di osservazione più distintivi, permettendogli di dirigere il pilota e attendere il momento perfetto per catturare l’onda, lo spruzzo o la geometria della flotta. Tuttavia, la sua abilità non si limitava alla fotografia aerea. Dal gommone, dalla coperta di uno yacht, da terra, o con una macchina telecomandata, era capace di trovare il capolavoro. La sua vera maestria risiedeva nella capacità di “vedere prima”. Le sue foto “a pelo d’acqua” sono tra le più celebri, poiché è stato tra i primi a investire e innovare in questo tipo di ripresa, sfruttando le possibilità creative offerte dal mare.
In un’intervista, Carlo Borlenghi ha espresso una profonda passione per il Tirreno, definendolo il mare più affascinante per la sua varietà, che passa da calmo a mosso, da sgradevole a piacevole. Ha descritto la diversità dei suoi paesaggi, dall’acqua verde della Sardegna alla roccia nera di Stromboli, paragonando l’esperienza a migliaia di miglia di navigazione. Ha ricordato un episodio in cui, durante un servizio fotografico tra Livorno e l’isola della Capraia, ha assistito a un gruppo di delfini che nuotavano con due modelle, un’esperienza che gli era capitata solo un’altra volta in Australia con un numero inferiore di delfini.
Tra i suoi luoghi preferiti, Portofino occupava un posto speciale, considerato da lui il luogo più esclusivo d’Italia. Apprezzava la gente del posto, i marinai e i ristoratori, e la loro filosofia di vita. Aveva anche una grande passione per le isole, che gli davano la sensazione di trovarsi in un mondo a parte. Tra queste, la Capraia era una delle sue preferite per la sua bellezza e il paesaggio di Cala Rossa, che gli ricordava la Luna. Considerava Capri la Portofino del sud Italia, amando l’atmosfera dell’isola la sera, quando i turisti si allontanano, e i suoi sapori autentici. I funerali di Carlo Borlenghi si terranno mercoledì 5 agosto alle 11.30 a Bellano, nella Chiesa dei Santi Nazzaro e Celso.
Source: ilsole24ore.com